Attico - by Kronos

Un impianto classico riletto in chiave contemporanea.
Una casa giovane e colta che mescola ambienti funzionali a rarefatte atmosfere romantiche. Per realizzarla, con un libero esercizio di stile, abbiamo scelto come modello un prestigioso attico e lo abbiamo reinventato senza stravolgerne la natura, osando accostamenti inconsueti: linee pure e linee curve, stucchi e boiserie, pareti in un morbido bianco e nero e spazi illuminati da minime, improvvise e raffinate pennellate di colore, riverberi di luce che si rifrange e si sfaccetta nel gioco cangiante dei rilievi smaltati.

Giochi di luce, abbiamo detto, e giochi di prospettive: alti soffitti, alte finestre, e porte a cannocchiale che aprono, in una sorta di mise en abyme, di visione nella visione, il luogo dell’intera intelligibilità del progetto, il suo senso completo. Senso che è ben illustrato dal filosofo Alain de Botton (Architettura e felicità, Guanda, 2006), il quale scrive: «arredare una casa è come costruire una storia d’amore».
Abbiamo lasciato il minimalismo e le rigide architetture degli ultimi anni per ritornare alle calde atmosfere di una casa che deve essere sì riparo, ma anche memoria, custode dei nostri ricordi. Perché le case mutano assieme a noi e ci raccontano. Non contenitori asettici, dunque, ma case vere, vive, cariche di passioni, di umana attività. Solo i materiali non sono quelli del passato: nel nostro giocare con allusioni e mode, abbiamo voluto ciò che di più attuale e, diciamolo pure, di più bello si potesse trovare.

Et voilà.
Varcare la soglia di questo attico.Profumi sensazioni luci. L’impatto visivo e l’impatto emozionale. Tutto diviene parte del mondo che ognuno di noi rappresenta.
Scandendo ritmi e mode. Materiali e rivestimenti traducono il desiderio di riappropriarsi di un gusto più naturale. Il ritorno ad atmosfere romantiche e retrò. Letture, reinterpretazioni e nuove forme di espressione che rispolverano il fantasioso mercatino impolverato della tradizione. Dettagli che fanno dell’imperfezione e della patina del tempo espressione di valore superiore. Una nuova ed inedita eleganza.
E non manca l’esercizio di stile del nuovo classico.
La declinazione tutta decorativa che mixa con leggerezza trame fantasie texture e decori.
Et voilà. Così rispondiamo a chi perennemente si chiede: “Che cosa c’è di nuovo?”.
Dal 1986 nel cortile del Palais-Royal a Parigi è installata un’opera dell’artista concettuale Daniel Buren: una serie di colonne a strisce verticali bianche e nere disposte in un’area di 3.000 metri quadri. L’opera, il cui titolo è Les Deux Plateaux, ma che tutti chiamano “le colonne di Buren”, riprende il motivo decorativo tipico dell’artista, il suo outil visuel, quello “strumento visivo” che l’ha reso e celebre e che Buren utilizza sistematicamente a partire dal 1967: la stampa di un tessuto per tendaggi a strisce verticali molto comune in Francia, che alterna strisce bianche di 8,7 cm ad altre colorate dello stesso spessore.
La totale indifferenza dell’artista verso contenuto narrativo delle sue opere, il suo desiderio di oggettività e di impersonalità trova nel carattere “ordinario” di questa stoffa a strisce la sua cifra distintiva. Prima come supporto per la pittura, poi come stampa con la quale tappezzare le superfici più varie: muri, porte, pannelli di affissione, cartelli stradali, scale, treni, navi, bandiere, gilet per i custodi dei musei. Valendosi di questo “strumento visivo” invariabile — l’alternanza di strisce verticali bianche e colorate — Daniel Buren indaga i rapporti fra l’opera d’arte, il luogo in cui prende corpo e lo spettatore.

Questo outil visuel, in sé privo di significato, acquista senso soltanto nella relazione con il supporto su cui è applicato.
Le strisce di Buren deviano lo sguardo via da se stesse e invitano a guardare verso qualcos’altro: lo spazio che ricoprono, l’ambiente che qualificano, la prospettiva che offrono. In altre parole, inducono lo spettatore a instaurare un rapporto nuovo e diverso con il luogo in cui si trova.
Innumerevoli sono gli esempi della sua straordinaria capacità di concepire ambienti effimeri, situazioni abitabili, percorsi visuali, labirinti cromatici, che meglio di tanti altri sono in grado di connotare l’epoca nella quale viviamo. Epoca di scambi, di passaggi, di influenze e contaminazioni.
Figlio dei tempi, anche l’interior-design si adegua, proponendo soluzioni dove superfici e spazio si compenetrano, e con molto, molto glamour.
Glamour, infatti, è la nuova proposta Kronos che abbiamo adottato per “disegnare” alcuni ambienti del nostro attico. Una collezione che definisce uno stile di casa e che porta in passerella decori e abbinamenti tipici della moda. British, total black, luxury, bon ton, dandy, trasgressivo, trend e très chic.
Cercavamo qualcosa di davvero esclusivo e l’abbiamo trovato. Nell’armonia consonante dei segni, nella sensorialità dei materiali, nella posa “bon ton” che esalta la composizione e le splendido cromatismo dei fondi beige e nero a pois. Glamour è glamour.

Il significato proprio di un elemento decorativo non è dato dall’elemento stesso ma dal contesto nel quale si coglie.
Citazioni, accostamenti e contaminazioni cooperano simultaneamente per portare alla nostra percezione una sensazione visuale ed emotiva precisa.
E’ facile quindi intuire come delle provocanti borchie, legate nell’immaginario al punk, possano invece divenire chic ed eleganti.
E’ forse questo l’orizzonte nuovo del bon ton?
Vivienne Westwood, la stilista londinese che forniva gli abiti di scena ai Sex Pistols univa la provocazione e gli elementi estremi del punk, come catene e borchie, a capi di abbigliamento tipicamente vittoriani. Un’azione stilistica creativa che fondava le basi dell’immagine punk.
Non c’è nulla di innovativo quindi nelle nuove collezioni di moda, dove la borchia viene ampiamente portata in rassegna su capi ed accessori, fornendo all’eleganza femminile un tocco di accesa di provocazione.
Possiamo allora cercare questo spirito e nuove sperimentazioni stilistiche altrove; un esempio su tutti è quello dell’arredo e dell’interior design che partendo dai gusti e dalle tendenze della moda ne cattura il fascino dei tessuti e degli accessori sino a rivalutarne le atmosfere trasformando gli ambienti di casa in alcove accoglienti ed eleganti quanto un abito ricercato. Da questi presupposti nasce il mosaico Diamond, l’ultima “sottile tentazione” di casa Kronos.
Le borchie che caratterizzano la sua superficie sono impreziosite da uno smalto iridescente cangiante dalle tinte metal. Il mosaico è su rete e può essere utilizzato per fasce decorative, o per i più eccletici a campitura piena creando un effetto diamantato che non lascerà di certo indifferenti gli appassionati.
Scelta di carattere o nuovo piacere bon ton?
A voi la definizione.

Riflessioni eteree e smalti iridescenti interpretano geometrie e volumi con la dolce musicalità di preziosi tendaggi.
Leggero. Soave. Maxy Luster è un pensiero delicato che muove le superfici con eleganza grazie al montaggio a voluta. Un piccolo sogno alla portata di molti.
Mosaico in gres porcellanato che eprime spregiudicatezza e carattere mostrando a pieno orgoglio le sue tinte metal cangianti. Le sottili bacchette che compongono il mosaico hanno un nuovo taglio di soli 6mm per 80 cm di altezza.
Maxy Luster arrichisce il prestigioso programma Luxury che permette di amalgamare in un gioco di progress diversi accessori per la casa.
Ora potete togliergli gli occhi di dosso...
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